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TENET: server LLM locale, hardware scelto e migrazione da Xeon a Ryzen

TENET è il nodo centrale dell’ecosistema Sator. Coordina automazioni, moduli, flussi dati e richieste complesse verso modelli linguistici eseguiti in locale, mantenendo l’idea di base del progetto: tenere vicino ciò che può restare vicino, e spostare al server solo ciò che richiede davvero più potenza.

Alessandro Cadoni Tempo lettura Architettura · LLM · Hardware

L’idea di TENET non è semplicemente “avere un PC che fa girare modelli”. È costruire un punto di coordinamento stabile per un ecosistema modulare, dove voce, gesture, interfacce software, sensori e logiche operative possano convergere senza trasformarsi in un groviglio ingestibile.

Il ruolo di TENET nel sistema

Nel sistema Sator, gli occhiali rappresentano l’interfaccia wearable e la parte più immediata del rapporto uomo-macchina. Tuttavia non tutto deve essere risolto lì. La pipeline immaginata è precisa: l’input vocale parte dagli occhiali, viene gestito da un’app Android, e a quel punto un router decisionale valuta se la richiesta è abbastanza semplice da essere servita da un piccolo modello 1B quantizzato eseguito sul dispositivo, oppure se ha senso inoltrarla a TENET.

Questo approccio evita due estremi opposti: da una parte il cloud-first che rende tutto dipendente dalla rete, dall’altra l’illusione che un dispositivo wearable debba caricarsi sulle spalle ogni compito pesante. TENET entra in scena solo quando serve davvero, come una seconda camera di combustione del sistema.

Principio guida: elaborazione locale quando possibile, server centrale quando necessario. Non per ideologia, ma per equilibrio tra latenza, continuità operativa e fattibilità tecnica.

Stack attuale e direzione tecnica

Al momento TENET utilizza Ollama su Ubuntu Server come base per l’esecuzione dei modelli. La scelta è pratica: semplicità di gestione, possibilità di iterare rapidamente e una piattaforma abbastanza lineare da non rubare energia alle decisioni architetturali più importanti.

Il server non viene pensato solo come host LLM. Deve progressivamente diventare il cervello operativo dell’ecosistema: orchestrazione moduli, gestione file, automazioni, eventuale pipeline per stampa 3D, interfacce interne, storage, API e osservabilità. In altre parole, il modello linguistico è una delle sue funzioni, non il suo intero significato.

Perché questa configurazione hardware

La piattaforma scelta per TENET ruota attorno a un Ryzen 9 5900X, accompagnato da 32 GB di RAM DDR4 3200, una RTX 3060 12 GB dedicata ai modelli linguistici e una GTX 970 usata solo come uscita video e supporto all’interfaccia.

Questa separazione ha una logica molto semplice: evitare che la GPU destinata agli LLM venga sporcata da compiti marginali. La RTX 3060 12 GB è il braccio che solleva il peso semantico, mentre la GTX 970 rimane una sentinella più umile, utile a non sprecare risorse dove non serve.

Configurazione attuale prevista per TENET

  • CPU: Ryzen 9 5900X
  • RAM: 32 GB DDR4 3200
  • GPU video/interfaccia: GTX 970
  • GPU LLM: RTX 3060 12 GB
  • Sistema operativo: Ubuntu Server
  • Runtime modelli: Ollama

Perché abbandonare la vecchia piattaforma Xeon X79

Prima di arrivare a questa soluzione, la base prevista era una piattaforma con Xeon E5-2660 v2 e chipset X79. In teoria una macchina ancora riutilizzabile. In pratica, una miniera di attrito tecnico.

Il problema non era solo la potenza grezza. Era l’insieme di incompatibilità e fragilità che accompagnano certi ecosistemi datati: problemi con componenti più nuovi, SSD che non sempre si comportano come dovrebbero, GPU moderne che complicano il quadro, RAM vecchie e instabili, driver che non si installano bene o costringono a deviazioni inutili.

Quando un server deve diventare il fulcro di un progetto modulare, la stabilità conta più dell’eroismo hardware. Ogni volta che la piattaforma ti costringe a litigare con dettagli secondari, sottrae spazio mentale al lavoro vero. E TENET non deve essere un campo di battaglia archeologico: deve essere una base operativa affidabile.

Una macchina progettata per il sistema, non contro di esso

Il vero vantaggio della nuova piattaforma non è soltanto che “va più forte”. È che si inserisce meglio nella filosofia del progetto: moduli separati, responsabilità chiare, meno compromessi evitabili, più tempo per costruire logica e integrazione.

TENET dovrà coordinare componenti diversi, dai wearable alle interfacce software, fino a elementi più operativi come stampa 3D, sensori domestici, file management e automazioni. Per fare questo gli serve una base che smetta di fare rumore di fondo.

Prospettive di sviluppo

Nella sua forma attuale TENET è ancora in costruzione, ma la traiettoria è già chiara. Da un lato, fungere da nodo di supporto per richieste complesse provenienti dai wearable. Dall’altro, diventare l’orchestratore generale dell’intero sistema: servizi interni, storage, routing intelligente, logging, controllo domestico e dialogo con moduli come UMBRA, OPERA e ROTAS.

L’obiettivo non è collezionare funzionalità come trofei. È far crescere un’architettura dove ogni modulo abbia un ruolo leggibile, e dove il server centrale non sia un monolite opaco, ma una regia ordinata.

TENET Ollama Ubuntu Server Ryzen 9 5900X RTX 3060 12GB LLM Locale