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Occhiali in titanio touch: impedenza, comandi vocali e componenti integrati

Il modulo wearable di Sator ruota attorno a un’idea molto concreta: prendere una base reale, gli occhiali Marc Jacobs Marc 838 in titanio anodizzato, e trasformarla in un’interfaccia tecnica capace di ascoltare, rispondere e percepire il tocco.

Alessandro CadoniTempo letturaWearable hardware

L’aspetto interessante di questo concept è che non parte da un guscio neutro inventato in CAD, ma da un oggetto vero, con materia, limiti, vincoli meccanici e una personalità strutturale già presente.

La base fisica: Marc Jacobs Marc 838 in titanio anodizzato

Gli occhiali scelti come base sono dei Marc Jacobs Marc 838 in titanio anodizzato. Questa scelta non è casuale: il titanio offre leggerezza, resistenza e una qualità meccanica che lo rende interessante per un progetto wearable sperimentale.

Partire da una montatura reale significa confrontarsi da subito con il mondo vero: spazi stretti, bilanciamento, punti di fissaggio, comfort, integrazione dei componenti e rispetto della forma. È una scelta più difficile ma anche più fertile.

Il tocco tramite impedenza

Uno degli obiettivi principali è usare l’impedenza per rilevare il contatto con la pelle del dito. Invece di limitarsi a un bottone tradizionale, l’idea è sfruttare la natura del contatto umano come segnale. Questo permette di immaginare input più discreti, integrati e coerenti con la struttura dell’occhiale.

Il tocco non deve risultare invasivo. Deve sembrare quasi una piega naturale del gesto: sfiorare, confermare, interagire senza introdurre appendici goffe o interruttori troppo vistosi.

Obiettivo dell’interazione: rendere il gesto di contatto parte del linguaggio del dispositivo, non un’aggiunta estranea incollata alla montatura.

ESP32, microfono e conduzione ossea

Il cuore elettronico previsto è un ESP32, che dovrà convivere con i componenti destinati ai comandi vocali: microfono per acquisire l’input e cassa a conduzione ossea per restituire l’audio senza isolare l’utente dall’ambiente circostante.

Qui si tocca una delle sfide più delicate del progetto: ogni componente aggiunge funzione, ma anche vincoli di spazio, peso, consumo, dissipazione e disposizione. In un wearable, l’elettronica non è solo questione di schemi. È architettura compressa.

Prototipazione con PETG e TPU 95

Per le parti custom è prevista la stampa 3D in PETG e TPU 95. Il PETG offre una buona combinazione di resistenza e stabilità, utile per supporti strutturali, piccoli alloggiamenti e componenti rigidi. Il TPU 95, invece, diventa interessante dove servono elasticità, appoggio più morbido o adattamento a forme e contatti.

In questo tipo di progetto la stampa 3D non serve solo a “fare una cover”. Serve a costruire una transizione concreta tra elettronica, meccanica e corpo.

Il ruolo nel sistema Sator

Questi occhiali non sono pensati come gadget isolato. Sono il modulo di accesso più immediato al sistema Sator: un punto d’ingresso che unisce voce, tocco e risposta audio in un’interfaccia continua.

La pipeline immaginata è chiara: attivazione vocale, elaborazione iniziale, decisione se gestire localmente o inoltrare a TENET, e risposta all’utente in una forma discreta. Il tocco via impedenza si inserisce come secondo canale, utile per conferme, comandi rapidi o cambi di stato.

Le vere sfide del progetto

La sfida non è solo elettronica. È sistemica. Bisogna far convivere estetica, ergonomia, affidabilità, leggerezza, percettibilità del tocco, qualità dell’audio, robustezza meccanica e integrazione software.

In questo senso il valore del progetto non sta soltanto nel risultato finale, ma anche nel percorso: capire come trasformare un oggetto indossabile in un’interfaccia tecnica senza fargli perdere dignità materiale.

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